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Lezioni di Seduzione, un romanzo di Emma Wildes

Sono solita dividere i libri in tre grandi macro categorie: quelli bellissimi, quelli che mi piacciono esaltandomi il giusto e quelli che non piacciono. Ai primi va l’onore della prima fila sulle mensole in camera (sempre a portata di mano), ai secondi concedo la seconda fila oppure una buona sistemazione nella libreria in campagna e agli ultimi, beh, rimane lo scambio su anobii o un posto sulle bancarelle dell’usato.

Lezioni di Seduzione della Wildes è un libro di mezzo. Non ha le caratteristiche necessarie per essere considerato davvero un gran bel libro, ma è una piacevole lettura con punte di ironia e dolcezza.

nel piattino abbiamo: storico pasticcino - le tazzine di yoko / romance ciambella - le tazzine di yoko


Lezioni di Seduzione

(Lessons From a Scarlet Lady)
Emma Wildes
edito da Leggereditore (aprile 2011)
€ 10,00 – ebook € 4,90
 
Una piacevole lettura, quattro tazzine… meno qualche piccolissima cosina.

RECENSIONE DI YOKO:
Per mio gusto personale non sono solitamente attratta da romanzi che iniziano da un punto già piuttosto avanzato della relazione tra i due, mi piace leggere dell’innamoramento, dell’attrazione che cresce e quant’altro, per cui mi sono trovata un po’ presa in contropiede iniziando a leggere e trovando i due protagonisti già sufficientemente innamorati e pure sposati. Sapevo già che non era un libro con azione e gran colpi di scena, così mi sono chiesta “che cosa può succedere allora?”. Ammetto che ero pronta ad aspettarmi un libro abbastanza piatto, invece sono stata felice di ricredermi.

TRAMA PERSONALE
Brianna è una ragazza esuberante che si è innamorata al primo sguardo di quello che poi è diventato suo marito. Il rango di duca e duchessa impone ai due un certo grado di rigidezza in pubblico che però lei spera di tenere saldamente fuori dalla porta di casa, ha potuto scorgere occasionalmente il calore del marito ed è saldamente intenzionata a distruggere tutte le convezioni che le si pareranno davanti nel privato pur di poter dare spazio tra loro a sentimenti come fiducia, reciproca appartenenza e passione.

Il giusto consiglio ti può cambiare la vita.
Per farlo però ha bisogno di aiuto e lo trova in un libro tolto anni prima dalle pubblicazioni londinesi perché troppo volgare. Grazie ai consigli scandalosi della scrittrice riesce a tirare fuori ancor di più, se possibile, l’interesse del povero marito… che però dal canto suo inizia a pensare che la moglie lo tradisca (ah ah).
Inframmezzata alla storia di Brianna c’è quella di Rebecca, amica della protagonista e anche lei disposta ad ascoltare i consigli del libro pur di farsi sposare, o quanto meno desiderare, dal noto libertino di cui è innamorata da più di un anno.

Due storie carine che si accavallano in più punti senza far sentire troppo il salto da una coppia all’altra. Ammetto di aver apprezzato più la prima di Brianna perché vagamente più profonda, mentre l’altra forse richiedeva molte più pagine dedicate a lei per risultare un po’ meno semplicistica. Nel complesso però sono apprezzabili entrambe per la loro freschezza e si fanno leggere senza darti troppi scossoni. Non sono ovviamente la classica storia che ti cattura dalla prima all’ultima pagina facendoti tenere il fiato sospeso, ma sono comunque una piacevole lettura con punte di ironia e dolcezza.

Presentazione e intervista a Dilhani Heemba

Salve a tutti, oggi parliamo di un’autrice molto conosciuta sul web e non solo, sto parlando di Dilhani Heemba autrice della saga Nuova Terra.

La saga si compone di due volumi e uno spin-off:
nel piattino abbiamo: paranormal croassant - le tazzine di yoko / romance ciambella - le tazzine di yoko / futuristico

Nuova Terra – Gli Occhi dell’Erede

TRAMA
La Terra come la conosciamo è cambiata, è cambiato il suo aspetto e la sua popolazione: a Nuova Eyropa, oltre alla Razza Umana, vivono la Razza dei Lupi Grigi e la Razza delle Tigri Bianche, uomini in grado di trasformarsi nei rispettivi animali e in conflitto tra loro da più di cento anni.
Shayl’n Til Lech, cresciuta come Umana in un orfanotrofio, impara a conoscere la povertà, a combattere con i pugnali e a odiare e temere i Lupi, le Tigri e la loro guerra. Gli occhi di Shayl’n hanno una strana colorazione, che lei crederà sia solo un brutto scherzo del destino, fino a quando non verrà rapita da un gruppo di Tigri Bianche. Con loro dovrà affrontare la sua natura di Mezzosangue, la trasformazione imminente, la sua eredità nascosta per anni, il potere del suo sangue e della sua mente, la disperazione della morte, le ragioni della guerra e le mille sfaccettature dell’amore.
Attraverso territori ammantati di neve, deserti sabbiosi, città vecchie e nuove, dovrà lottare per se stessa e per le persone che ama con ogni mezzo: pugnali, pistole, artigli, seduzione e sentimenti.

Nuova Vita- La Speranza dell’Erede

TRAMA (contiene spoiler sul primo volume)
Shayl’n Til Lech, principessa dei Lupi Grigi e sovrana delle Tigri Bianche, vive a Santa Idnak, dove cerca di ricostruire la pace di due popoli e di dedicarsi alla sua famiglia. Non è facile, però, riappacificare il cuore quando il padre del bambino che ha messo al mondo le manca più dell’aria.
Nonostante l’attenzione che non smette di avere verso una Nuova Terra in ripresa ma sempre sull’orlo di conflitti di interesse, la sua è una lotta quotidiana contro i fantasmi del passato, una lenta rinascita che subisce un brusco arresto quando riappare il tapi di Ahilan Dahaljer Aadre. Shayl’n non perde tempo: si mette sulle tracce, scarsissime, che suo marito avrebbe lasciato e che portano in terra africana, terra di contrabbandieri e antiche tribù, terra immensa e desolata, popolata di creature inimmaginabili. La scelta è dura: da una parte ha dei doveri, un figlio piccolo, Nilmini, Madre Brìgit e gli amici; e un uomo che potrebbe amarla con sincerità. Dall’altra, oltre i picchi montuosi, nessuna certezza, solo un incubo ghiacciato.Ma Dahaljer una volta le aveva detto: “Tu andresti tra i mostri solo per salvare qualcuno” e ora Shay s’incammina per lui, per scendere verso un terribile inferno, dal quale risalire sarà ancora più difficile.

Potete trovare la saga anche in versione ebook. Sappiate che ciascun volume è stato suddiviso in due ebook, sicuramente per via della mole di pagine, dunque ci sono quattro ebook per i due volumi della saga.

spin-off:

Bruci il Mare

TRAMA (contiene spoiler sul primo volume)
Gustav Esposito, detto Tip per un ballo che faceva con suo fratello da bambino, nella sua vita ha fatto mille lavori -dal contrabbandiere al maniscalco, dal marinaio al domatore di cavalli- e non è mai rimasto troppo a lungo nello stesso posto. Ora che il cognato sta bene e lui non è costretto a rimanere a Mizke per aiutare la sorella e i nipoti, ha deciso di tornare nella sua terra nativa: l’arcipelago delle Isole di Taormina, a sud di Nuova Eyropa. Parte con degli amici di infanzia, ma il cammino viene interrotto da un uomo al quale lui, tempo prima, ha sottratto la mezzosangue Shayl’n Til Lech; le conseguenze per lui e gli amici sono impensabili.

Bruci il Mare è nato dalla richiesta dei lettori, che mescola avventura e sesso tra le coste del Mediterraneo post apocalittico.

 
Intervista a Dilhani Heemba A CURA DI STREGA DEL CREPUSCOLO
Oggi è “qui con noi” la famosa Dilhani Heemba autrice della saghe Nuova Terra e Nuova Vita.
*Si guarda intorno* famosa chi?

Ciao Dil, posso chiamarti così?  
Certo, lo fanno tutti; poi qui c’è l’anarchia, fai un po’ tu.

Grazie mille per aver accettato di partecipare a questa intervista, per cominciare ti farò la domanda più scontata sulla faccia della terra ma devo pur iniziare da qualche parte…
Eh, ti pareva!

Chi è davvero Dilhani Heemba, quali sono i suoi sogni e le sue aspettative?
Chi è davvero? Non saprei, dovremmo chiederlo alla vera Dil, ma non so che fine abbia fatto, se la trovo le rigiro la tua domanda, ok? Però una volta mi ha detto che sognava di fare la bella lavanderina, ah, no, quello era quando era piccola. Credo che il suo sogno da fiaba sia una famigliola da quasi Mulino Bianco, con lei che scrive nella sua tana/libreria e viaggia… povera stolta! Al momento sogna di arrivare alla fine del mese e di non far fuori nessuno nel frattempo! Giuro, me lo ha detto lei!

    Mulino Bianco? Sai che adesso devi tenerti anche Banderas e la Rosita in sub-affitto?
    Ah ah ah! Mi vanno benissimo.

    Come è nata l’idea della tua saga?
    È nata dall’incrocio di tre eventi: un sogno, un viaggio nello Sri Lanka (dove sono nata) e i vari documentari sulla fine del mondo che giravano prima del 2012; quando mi sono messa a scrivere, ero di ritorno dal viaggio, mentre il sogno credo fosse avvenuto un anno prima, o poco meno, e riguarda alcuni capitoli iniziali di Nuova Terra. All’inizio, non era una saga, ma un volume autoconclusivo.

    Quando scrivi, hai già tutta la storia in mente, oppure questa prende forma man mano che procedi con la stesura?
    Di solito, ho un set e dei personaggi che scalpitano per dire la loro, quando mi siedo a scrivere e vedo che dicono una cosa che mi interessa, allora traccio il plot e poi seguo quello; è come se sapessi che devo arrivare a una certa meta, ma non sapessi come, però tutto può cambiare. Questo in via generale.

    La strada del self-publishing è molto difficile, quando e perché hai deciso di intraprenderla? Quali sono stati i tuoi primi passi in questa direzione?
    Posso scrivere un romanzo sul self? Perché potrebbe essere utile per rispondere alla tua domanda. Scherzi a parte: la scelta è dovuta al rifiuto delle case editrici e delle agenzie letterarie, ma anche al fatto che quelle che mi hanno risposto hanno fatto molti complimenti al libro, alcuni ben motivati; anche qualche scrittore pubblicato (per esempio, Luca Tarenzi) mi ha dato dei feedback positivi e tutto ciò mi ha spinta a non rinunciare.

    Non ho visto il self come il punto di arrivo, ma come un semplice modo per farmi leggere e avere altri feedback, nella speranza -vana- che qualcuno mi notasse, nella necessità di far leggere la mia storia. Nonostante ciò, ho cercato di metterci tutta me stessa per renderlo al meglio, ovviamente nei limiti delle mie capacità, anche economiche: fare la copertina, farlo correggere, impaginarlo, spendere per farlo stampare, fare il sito, ecc. È da questo che ho iniziato.

    Cosa ne pensi dell’editoria italiana e dei suoi (oscuri) meccanismi?
    Che sono oscuri?

    Ho bisogno di scrivere un altro libro, forse altri due o tre, sui misteri dell’editoria. E sui lettori, gli italiani, i soldi, la crisi, ma non lo farò.
    A essere onesti, non sono nessuno per dare un parere, conosco l’editoria per motivi privati, per curiosità e attraverso l’università; lo stesso potrei dire per il marketing, tuttavia io parlo, per lo più, di teoria e di quello che vedo. Posso dirti che alcune CE, senza fare nomi, hanno avuto dei flop clamorosi, che a mio avviso erano preannunciati; io non ho una casa editrice, non ho un’azienda da anni e non sono un’imprenditrice navigata, ma non posso fare a meno di chiedermi perché alcuni testi che avevano fatto storcere il naso siano stati pubblicati.
    Di fatto, però, lo scrittore scrive. E basta. Questo significa che di tutto il resto se ne dovrebbe occupare una casa editrice, una seria, ovvio. Secondo me, è un’ipocrisia affermare “io, la CE, non la voglio”: averla significa avere solo un guadagno e non spese, averla significa essere in libreria, averla significa ottenere un riscontro reale. Certo, basta guardarsi in giro per comprendere che una CE non ti assicura una buona qualità, né una copertina perfetta, una buona distribuzione, un lavoro di marketing efficace, quindi capisco lo scetticismo di alcuni autori. Il punto è che quando pubblichi (pubblichi, non scrivi), desideri una serie di cose che solo una buona casa editrice può offrirti. Sarebbe bello se questo mondo, come molti altri, non andasse così a rotoli. Per come la vedo io, per una brava Emanuela Valentini approdata in Mondadori, ci sono tante altre belle cose che non ci arriveranno mai e un’infinità di schifezze che invece saranno ugualmente lì per motivi che non hanno a che fare con il marketing o la qualità: è un mondo marcio, ma si sa che la speranza è l’ultima a morire.

    Come fai a far tutto? No, non sto citando il film con Sarah Jessica Parker, è una domanda seria. Non solo scrivi moltissimo (tre libri non sono pochi) ma, oltretutto, ti occupi di stampare e spedire personalmente le copie del tuo libro agli acquirenti (riuscendo a essere sempre puntuale e molto precisa).
    Ma parli di tempo? Sono disgraziatamente disoccupata…
    Quando lavoravo, scrivevo di notte e la mattina alle 8.15, prima di entrare a lavoro, ero alla posta a spedire i pacchi.

    Da dove nasce il tuo amore per le tigri? Noto che sono sempre presenti sia nelle copertine dei tuoi libri che nel tuo avatar di Facebook.
    A dire il vero, le tigri sono uno dei miei amori, insieme ai lupi e i cavalli. Le metto spesso perché fanno parte di Nuova Terra. Non so da dove nasca questo amore, però posso dirti che per il libro erano perfette; perfette perché esprimono forza ed eleganza, perfette perché le Tigri Tamil sono dei ribelli criminali dello Sri Lanka, perfette perché… beh, perché Dahal è una tigre!

    Un’altra piccola curiosità, le copertine le hai realizzate tu?
    Quelle dei cartacei sì: le prime due le ho fatte lavorando sui disegni di Daphne Xyris Marasca; per quella di Bruci il mare, il cavallo lo ha fatto Lice Musso e anche quello stupido fuoco che a me non voleva proprio venire decente! Gli ebook invece li ha fatti Livia De Simone, che ringrazio tantissimo perché le ho fatto cambiare duemila cose, ah, ah!

    Quali sono i tuoi scrittori preferiti?
    Premesso che leggo e cerco di leggere di tutto, apprezzando tanti generi e stili diversi, direi che la mia preferita è Jacqueline Carey.

    Qui finiscono le mie domande, grazie per essere stata con noi e per la tua disponibilità, ti faccio un grosso in bocca al lupo per tutto e spero di vedere presto i tuoi libri sugli scaffali delle librerie italiane.
    Grazie a voi per il tempo e lo spazio dedicatomi. Quanto al lupo, spero passi a portarmi via!

Io amo un vampiro, secondo libro della serie The Dark Heroine

Esce oggi il secondo libro della serie The Dark Heroine della giovane Abigail Gibbs: Io Amo un Vampiro.

Il seguito di A cena col vampiro è un urbanfantasy young adult condito con ironia che prosegue nel raccontarci le vicende di Violet, una ragazza che ha da poco scoperto che esiste un mondo a lei sconosciuto: quello dei vampiri. Nel precedente volume la nostra protagonista ha assistito accidentalmente a uno scontro mortale che ha portato al suo rapimento, e alla sucessiva segregazione da parte di Kaspar, principe vampiro che sembra essere in guerra col mondo.
Cosa si inventerà questa volta la nostra Abigail Gibbs? Non ci resta che leggerlo!

nel piattino abbiamo: paranormal croassant - le tazzine di yoko / romance ciambella - le tazzine di yoko / contemporaneo torta - le tazzine di yoko


Io Amo un Vampiro

(Autumn Rose)
Abigail Gibbs
edito da Fabbri Editore (novembre 2013)
€ 14,90

TRAMA DELL’EDITORE
Violet ha preso la decisione più difficile della sua giovane vita: rapita per aver assistito a una strage di umani compiuta dai vampiri, rimasta prigioniera perché figlia del ministro della difesa inglese, ha scelto di tradire la sua razza e rimanere con i nemici, con i non morti che nascondono la loro ferocia sotto l’apparenza di giovani bellissimi.
Soprattutto uno: Kaspar, il principe dei vampiri, bello da togliere il fiato, capace di atti di crudeltà e ferocia e di momenti di dolcezza e compassione. Ed è proprio il principe la causa della scelta di Violet, che si è perdutamente innamorata di lui, nel cui petto brucia la stessa passione.
Ma come possono amarsi, se le loro razze sono in guerra e se il padre di Kaspar, il re della corte vampira, ha deciso che i due dovranno stare lontani l’uno dall’altra per punire il figlio per la sua ribellione?
Violet, divisa tra due mondi, ha una sola speranza, far cessare la guerra segreta che insaguina le strade di Londra. L’unica possibilità risiede nella profezia secondo la quale Nove Eroine porteranno la pace tra umani e vampiri. Che sia Violet una di esse?

The Dark Heroine

  1. A Cena col Vampiro (Dinner With A Vampire)
  2. Io Amo un Vampiro (Autumn Rose)

il talent show dedicato agli scrittori: Masterpiece

Domenica sera è iniziato il talent show dedicato agli scrittori: Masterpiece.
Il reality si propone di selezionare tra gli aspiranti (e non) scrittori che hanno mandato il loro manoscritto quello più meritevole, a cui andrà un contratto con la casa editrice Bompiani che si impegna a pubblicare un bel numero di copie del suo “futuro” libro.

Personalmente non guardo molti talent show, non ne sono minimamente attratta, ma essendo io stessa un’aspirante scrittrice la cosa mi ha davvero incuriosita. Ma andiamo con ordine… domenica sera ho aspettato queta queta la fine del programma di Fazio per vedere la famigerata prima puntata di MasterPiece e non sono stata certo l’unica, visto che ha avuto quasi 700 mila telespettatori per uno share del 5,14%.
L’inizio non è stato male: mi sono stati presentati i vari partecipanti e i loro manoscritti. I tre giudici scelti sono inoltre eccellenti scrittori e le loro critiche mi sono piacciute, trovo che siano state cortruttive per me che guardavo e per gli aspiranti vincitori che le hanno ricevute (tutte ovviamente tranne quella uscita dalle labbra di Andrea De Carlo: “questo è il monoscritto più brutto di masterpiece”, se lo poteva decisamente evitare!). Non è certamente un reality dinamico in quando si svolge senza pubblico e sempre all’interno di un unico studio (salvo poi l’uscita successiva di cui parlerò tra poco), ma non mi aspettavo niente di più quindi da quel punto di vista non sono certo rimasta delusa.

Quello che non mi ha lasciata un pò perplessa è stata la dinamica del programma in se. Già dopo la prima mezzora appare evidente che quello che preferisce mettere in luce il talent sono i “personaggi” che vi partecipano e non i loro manoscritti. Si evidenziano la vita e le esperienze traumatiche o meno dei partecipanti cercando per forza di trovarvi un nesso con quello che hanno scritto, quando è risaputo che un libro può essere anche una valvola di sfogo in cui si annulla la vita reale per reinventarsene una nuova. Un manoscritto può avere mille facce, non necessariamente quella del suo scrittore. Chissà come mai dei partecipanti presentati sono passati alla selezione successiva i più problematici …della serie “se non hai problemi non ti vogliamo”, che brutto messaggio da dare!

La decretazione del vincitore tra gli ultimi 4 finalisti poi è tutto un programma.
Viene chiesto a coloro che sono passati alla selezione successiva di scrivere in mezzora qualcosa su un’esperienza che gli impongono di fare. Sono fatti uscire dallo studio, portati in luoghi diversi (a due a due) e “forzati a vivere un’esperienza” che non necessariamente riescono a fare loro.
L’ispirazione a volte c’è o non c’è, poi l’ansia del momento o anche a volte l’abitudine di uno scrittore di scrivere in solitudine… ci sono mille cose che possono intercorrere in un brutto risultato, non mi meraviglio che alcuni di loro abbiamo scritto qualcosa di non troppo bello.

Qualcuno però deve essere eliminato, no? Per cui due vanno e due rimangono. Ai due restanti l’onore di conoscere Elisabetta Sgarbi, a cui dovranno spiegare A VOCE il proprio monoscritto cercando di convincerla a promuoverlo agli altri giudici.
A qualcuno qui deve essere sfuggito che dovrebbe essere un talent letterario, dove il partecipante potrebbe essere anche un balbuziente, non è in grado di spiegare decentemente a voce quello che ha prodotto che magari è un monoscritto da premio strega.
La cosa ancora più assurda poi è che, nonostante i giudici si siano dichiarati indecisi tra i due, non abbiano tenuto minimamente in considerazione la preferenza della Sgarbi, ma abbiano eletto l’altro nonostante l’avessero pure dichiarato grammaticalmente scorretto in più punti.

L’avrete capito, non guarderò altre puntate di Masterpiece.
Quello che ho visto se guardato con un occhio di leggerezza estraneo al mondo della scrittura è considerabile come qualcosa di carino, ma un pò troppo statico. Se preso in considerazione da un’aspirante scrittrice è la disfatta dalla scrittura a favore dell’immagine, d’altronde lo sappiamo… al mondo d’oggi l’immagine a volte oscura il talento.

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Perchè “le tazzine di Yoko“?

Immagino che prima o poi qualcuno se lo chiederà, e probabilmente ci sarà pure chi gli darà una spiegazione razionale, ma la verità è che una volta costruito il tutto un nome intelligente era l’unica cosa che veniva a mancare. Pensa di qui, sbatti la testa di là. Non mi veniva in mente un qualcosa che racchiudesse tutte le tematiche che sarei andata a toccare, così mi sono detta: scegliamo qualcosa che non c’entri un tubo! Così sono saltate fuori le tazzine, un oggetto che mi affascina in tutte le sue forme e di cui faccio gran uso del suo contenuto, sia questo tè caffè o cioccolata.

le immagini delle tazzine

...e dei dolciumi presenti all'inizio di ogni post sono fatte dalla sottoscritta o prese online e risistemate a photoshop per dargli un tocco personale. Molte vengono da Deviantart, ci tenevo a scriverlo in mancanza della possibilità di scrivere i nomi di tutti gli autori.

le amiche tazzine



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